— Scroll down for Italian / Scorri per la versione in Italiano —
NO OPENING AS USUAL. STRIKE — MAY 8, VENICE.
We mobilize against the Genocide Pavilion.
For Palestine.
For the rights of cultural workers.
📍 May 8, 16:30
Viale Garibaldi, Venice
The genocide has not ended.
In Gaza, after the systematic destruction of infrastructure and essential services, Israel continues to exert control and violence.
In the West Bank, expropriation and settler violence are intensifying.
The expansion of the conflict across the region — from Lebanon to Iran — further escalates an already devastating war.
And yet, as violence continues, the Biennale keeps offering space and legitimacy to the State of Israel.
A clear double standard: international law is invoked for some, suspended for others.
For over two years, as art workers together with ANGA, we have called for the exclusion of Israel — as was done with South Africa during apartheid.
We reject artwashing and cultural complicity in violence.
At the same time, we denounce the material conditions of our sector:
widespread precarity, inadequate contracts, outsourcing, and lack of protections.
The same economy that funds war erodes welfare and rights here as well.
The Biennale is not neutral.
It is part of this system.
That is why we strike.
Together with unions, Biennalocene, and ANGA, we call on everyone to join.
End cultural diplomacy now. No genocide pavilion. No artwashing in our name.
NO OPENING AS USUAL. SCIOPERO 8 MAGGIO — VENEZIA.
Ci mobilitiamo contro il Padiglione Genocidio.
Per la Palestina.
Per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura.
📍 8 maggio, ore 16:30
Viale Garibaldi, Venezia
Il genocidio non è finito.
A Gaza, dopo la distruzione sistematica di infrastrutture e servizi essenziali, Israele continua a esercitare controllo e violenza.
In Cisgiordania, espropri e violenze dei coloni si intensificano.
L’estensione del conflitto nella regione, dal Libano all’Iran, aggrava ulteriormente una guerra già devastante.
Eppure, mentre la violenza prosegue, la Biennale continua a offrire spazio e legittimità allo Stato di Israele. Un doppio standard evidente: si invoca il diritto internazionale per alcuni, lo si sospende per altri.
Da oltre due anni, come lavoratrici e lavoratori dell’arte, insieme ad ANGA, chiediamo l’esclusione di Israele — come avvenne per il Sudafrica durante l’apartheid.
Rifiutiamo l’artwashing e la complicità culturale con la violenza.
Allo stesso tempo, denunciamo le condizioni materiali del nostro settore:
precarietà diffusa, contratti inadeguati, esternalizzazioni, assenza di tutele.
La stessa economia che finanzia la guerra erode welfare e diritti, anche qui.
La Biennale non è neutrale.
È parte di questo sistema.
Per questo scioperiamo.
Uniti a sindacati, Biennalocene e ANGA, chiamiamo tutte e tutti a partecipare.
End cultural diplomacy now. No genocide pavilion. No artwashing in our name.

